Dell'orizonte.

Parendomi che l'ordine più facile ricerchi che dichiari prima l'orizonte che altro cerchio, però, da questo facendo principio, dico, che essendo la terra, come di sopra s'è detto, constituita nel centro della sfera celeste, a noi, che nella superficie d'essa terra stiamo, solo la metà del cielo apparisce, e l'altra è occulta: se dunque ci imagineremo, per l'occhio nostro esser prodotta una superficie sino all'estremo termine della parte del cielo apparente, questa dividerà la sfera celeste in due parti uguali, passando per lo centro, e sarà, per conseguenza, cerchio massimo; il quale, da questa proprietà di dividere e distinguere la parte del cielo apparente dall'occulta, si domanda orizonte, ciò è divisore. Dicesi ancora finitore, terminando e finendo la nostra vista.

Sono gli orizonti infiniti: perciò che, qualunque volta mutiamo sito nella superficie della terra, veniamo, per la sua rotondità, a scoprire e perder di vista qualche parte del cielo, e, per conseguenza, a variar l'orizonte; nè possono altri che due soli punti della terra aver l'istesso orizonte, e questi sono i punti opposti diametralmente; e così i nostri antipodi hanno l'istesso orizonte che noi, essendo a loro apparente quella metà del cielo che a noi si nasconde. Ed è manifesto, che quel punto del cielo che perpendicolarmente ci sta sopra la testa, e l'altro ch'è a lui contraposto, vengono ad esser come poli del nostro orizonte: e chiamansi l'un punto, verticale o vero zenith; e l'altro opposto, nadhir. E notisi, che volgendosi la sfera intorno a i suoi poli nello spazio di 24 ore, qualsivoglia stella, e qualunque altro punto nato nella superficie d'essa sfera, vien, per tale rivoluzione, a descrivere la circonferenza di un cerchio, maggiore o minore secondo che tale stella è fissa più vicina o più lontana dal polo; e tutti questi cerchi, sendo designati mediante la medesima rivoluzione, vengono ad esser tra di loro equidistanti; e quelli orizonti che passano per i poli segheranno tutti i detti cerchi per lo mezo e ad anguli retti: dal che vengono tali orizonti nominati retti, e tale constituzione di sfera si domanda sfera retta. Ma, per l'opposito, sfera obliqua, o vero orizonte obliquo, si dice quello, che, non passando per i poli della diurna rivoluzione, non divide i detti cerchi ad angoli retti, ma obliqui e disuguali.

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